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Chirurgia estetica: sapersi fermare in tempo per non eccedere

Come in tanti altri casi della vita, sapersi fermare in tempo e valutare i limiti di una situazione è importante, se non fondamentale. Nel caso della chirurgia estetica sono molti i casi in cui i pazienti - alla fine - si pentono dei troppi “ritocchini” fatti, fino a cercare di rimediare nel tentativo di tornare indietro. Per questo è fondamentale sapersi mettere al riparo da interventi eccessivi e spesso inutili. Certamente, alcune volte, anche il chirurgo dovrebbe fare di più la sua parte, con una dose di buon senso in sede di incontro preliminare: è fondamentale sapere consigliare al meglio il tipo di intervento da fare, valutare se è proprio necessario o meno, in modo che il paziente possa capire i vantaggi e gli svantaggi e comprendere che - al centro di tutto - c’è il rispetto delle proporzioni del corpo e della zona in cui si interviene. Al fine di non allontanarsi dall’idea di bellezza e perfezione estetica.

Del resto, sin dall’inizio del percorso di studi che porta alla specializzazione di medico chirurgo, i professori puntano l’accento sul rispetto del corpo per far recepire ai futuri professionisti che è fondamentale rispettare le giuste proporzioni del corpo e del viso, secondo un canone di naturalezza che - tra l’altro – ora è tornato anche di moda. Ed è bene ricordare, per il paziente, che il medico non è un mero esecutore: può e deve dire la sua, anche se va contro le idee e le aspettative del paziente. Specie in un mercato che in Italia aumenta a vista d’occhio fino a sfiorare il milione di interventi annui.

Casi di esagerazione - da cui poter prendere spunto e cercare di individuare esempi negativi, da non seguire affatto - ne abbiamo molti e anche se non è elegante fare i nomi, è possibile ricordare (anche perché ormai è sulla bocca di tutti e su tutti i giornali) il caso di Rodrigo Alves, il famosissimo trentacinquenne “Ken umano” ( il bambolotto belloccio fidanzato di Barbie), l'uomo che si è fatto eseguire circa 60 interventi estetici e che ormai presenzia regolarmente in alcuni reality show e talk show televisivi. In una delle apparizioni ha candidamente rivelato che “avrei fatto a meno di qualche ritocco, come togliere quattro costole” (che tra l’altro – secondo quanto dice - conserva gelosamente come ricordo nella sua casa a Londra) al fine di poter indossare corpetti strettissimi per evidenziare il suo punto vita.

Questo è uno di quegli esempi di persona che avrebbe dovuto fermarsi in tempo per evitare di esagerare. È vero che il Brasile è nei primi posti in fatto di interventi estetici, e il nostro “Ken umano” è per metà Brasiliano (quindi hanno probabilmente una tendenza culturale a voler cambiare e somigliare a qualcuno) ma quasi mai è opportuno auspicare di diventare come George Clooney o Melania Trump.

Sicuramente, la voglia di dare una “rinfrescata” al proprio aspetto vessato dalle immancabili rughe sotto gli occhi, il desiderio di rialzare il seno che tende a cadere con l’avanzamento dell’età, (ed è utile anche ricordare, visto che la moda si impossessa anche delle giovanissime, che sotto i 18 anni non è possibile fare interventi chirurgici che prevedano protesi o acidi) e sistemare un naso con delle imperfezioni (che causano anche problemi respiratori o altro) è alla base della chirurgia estetica, che nasce e si sviluppa nel mondo come chirurgia della bellezza e del miglioramento visivo. Ma - come tutte le cose - occorre una misura.

Il chirurgo professionista non è, e non deve essere, un puro e mero esecutore di una voglia o fantasia, deve essere anche un fine psicologo e far capire al paziente che non sempre l’intervento è necessario, mentre in altre situazioni potrebbe non dare alcun giovamento.
Se si decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico significa che il paziente vive una situazione di difficoltà nelle relazioni e nel guardarsi allo specchio. Come può un chirurgo professionista cercare di far capire ad un paziente, e parliamo di ambosessi ovviamente, l’importanza dell’inutilità di un intervento? Per poter rispondere a questa domanda tutt’altro che banale, ci vuole una buona dose di capacità psicologica, tanto buon senso e praticità, capacità di ascolto e valutazione della persona che si ha davanti. Siamo anche consapevoli che poi ogni caso è diverso dall’altro e che - ad esempio - per una difformità di crescita con le famose orecchie “a sventola”, per evitare l’insorgenza di problemi psicologici, è bene intervenire anche in età adolescenziale, intorno ai 14 anni, ovviamente con l’autorizzazione e il consenso dei genitori.


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