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Protesi Mammarie

Le protesi mammarie in silicone sono dispositivi medici che vengono impiantati nel seno per aumentarne il volume per motivi estetici (mastoplastica additiva) o per ricostruirlo dopo una mastectomia parziale e/o totale.

Le protesi mammarie in silicone sono costituite da:

  • un involucro esterno in silicone
  • il gel di riempimento in silicone.
Il silicone utilizzato dalle aziende del settore è un silicone “medical grade” per uso medicale, purissimo, chimicamente inerte, non provoca allergie, non è cancerogeno, non è tossico, non è metabolizzabile, non è degradabile, non aderisce ai tessuti, non si altera con le variazioni di temperatura, si tratta dunque di un materiale estremamente biocompatibile che viene ben tollerato dall'organismo. Il silicone, nonostante la sua purezza, è pur sempre un corpo estraneo per l’organismo. Per questo motivo, le protesi, pur coabitando nell’organismo senza provocare danni, vengono avvolte da una membrana cicatriziale (capsula); è una reazione di difesa che l’organismo mette in atto per avvolgere completamente il corpo estraneo al fine di isolarlo (reazione da corpo estraneo). A volte questa capsula risulta essere troppo spessa creando un fastidioso indurimento del seno stesso (contrattura capsulare).

L'involucro delle protesi contiene il gel di silicone ed è la parte dell'impianto che rimane a contatto con il corpo della donna. Deve essere pertanto molto resistente e ben tollerato dall'organismo. La superficie dell'involucro della protesi può essere liscia o testurizzata (ruvida). Entrambi i tipi di superficie sono validi, il chirurgo sceglie quello che meglio si adatta alla paziente.

Il gel di riempimento delle protesi mammarie è un gel di silicone definito “coeso”. Ciò significa che se “apriamo” una protesi , il gel rimane compatto e non si diffonde. Questo è indice di alta qualità delle protesi mammarie in silicone perchè se la protesi dovesse rompersi (ad esempio in seguito ad incidente o trauma) il gel di silicone rimane incollato alla protesi e non diffonde nei tessuti della mammella.

Le protesi mammarie in silicone possono essere impiantate nella mammella attraverso diverse vie di accesso:

  1. Il solco sottomammario
    L'incisione viene eseguita in corrispondenza del solco sotto-mammario. La cicatrice rimane perfettamente nascosta nella piega del solco sottomammario stesso. Da un punto di vista anatomico e chirurgico questa via di accesso è sicuramente la più corretta in quanto la ghiandola mammaria rimane assolutamente integra.
  2. La via periareolare
    si pratica una piccola incisione “a semiluna” lungo il bordo inferiore dell’areola e permette l'introduzione della protesi con una buona visione da parte del chirurgo. La cicatrice risulta essere quasi invisibile, ben dissimulata nel punto di passaggio tra areola pigmentata e cute più chiara.
  3. La via transascellare
    l'incisione viene eseguita nel cavo ascellare e da lì la protesi mammaria viene inserita e posizionata nella sua sede. La cicatrice rimane abbastanza ben nascosta nell'ascella, ma nei mesi estivi può essere “notata” considerando che la donna spesso indossa abiti smanicati. Questa tecnica inoltre espone la donna a complicanze fastidiose quali il linfedema della mammella e del braccio.
  4. L’ombelico
    negli anni ’90 negli Stati Uniti era stata proposta la via ombelicale per l’inserimento delle protesi mammarie; concettualmente affascinante, consentiva però solo l’impianto di protesi gonfiabili con soluzione salina. Considerando che la protesi con gel di silicone è considerata dalla comunità scientifica la migliore, oggi questa tecnica è praticamente scomparsa.

Le protesi mammarie in silicone possono essere posizionate in tre diverse sedi:

  1. Posizionamento retroghiandolare
    In questo la caso la protesi mammaria viene impiantata in una tasca tra la ghiandola mammaria e il muscolo grande pettorale. E' in posizione più superficiale quindi può risultare più visibile qualora la paziente fosse molto esile e magra. Inoltre, sempre nel caso di una donna molto minuta, potrebbe aumentare il rischio di wrinkling e/o rippling, cioè la formazione di piccole pieghe che non sono né dolorose né fastidiose ma solo antiestetiche. Queste piccole pieghe sono dovute al fatto che in mancanza di tessuto adiposo la pelle aderisce alla superficie delle protesi seguendone i movimenti. Il posizionamento retroghiandolare è perfetto per quelle donne che per costituzione hanno un seno più florido, oppure nei casi di rilassamento del seno associato a svuotamento dello stesso ma con conservazione di una valida componente adiposa e ghiandolare. Il vantaggio del posizionamento retroghiandolare è che l'intervento è decisamente meno doloroso e i tempi di recupero sensibilmente più rapidi.
  2. Posizionamento sottomuscolare
    La protesi mammaria viene posizionata dietro al muscolo grande pettorale, quindi essendo collocata meno superficialmente la protesi è meno visibile e l'effetto estetico è più naturale. E’ la tecnica ideale nelle pazienti minute con torace esile e mammelle scarsamente rappresentate. Il recupero dall'intervento è più lungo e più doloroso. Ciò è dovuto al fatto che la protesi mammaria viene posta in un piano più profondo con un trauma chirurgico sicuramente più importante per i tessuti.
  3. Dual-plane
    E' una tecnica mista che prevede che la protesi mammaria sia posizionata in parte sotto il muscolo pettorale e in parte retroghiandolare. Si tratta di una tecnica piuttosto recente che viene scelta dal chirurgo in casi selezionati.

Le protesi mammarie in silicone possono avere forme diverse, una prima classificazione è quella che distingue protesi rotonde classiche dalle protesi anatomiche.
Anche se le protesi anatomiche hanno la caratteristica forma 'a goccia' che richiama maggiormente la linea naturale del seno femminile, negli ultimi anni le protesi rotonde sono state sicuramente le più utilizzate in chirurgia estetica. Ciò è dovuto al boom di varietà di modelli proposti dalle aziende costruttrici di protesi, con numerosi profili e proiezioni. Questa vasta gamma di prodotti permette al chirurgo di scegliere la protesi che più si adatta al corpo della paziente ottenendo così dei risultati molto naturali.
Le protesi anatomiche, come si è detto, richiamano la forma del seno femminile e sono usate sia in chirurgia estetica ma soprattutto in chirurgia ricostruttiva. Anche in questo questo caso le aziende produttrici hanno incrementato i modelli disponibili per offrire la più ampia possibilità di scelta al chirurgo.

Le donne che scelgono di sottoporsi a intervento di mastoplastica additiva potranno eseguire tranquillamente tutti gli accertamenti diagnostici previsti per lo screening del tumore mammario, in particolare dopo i 40 anni. Ecografia e mammografia potranno inoltre essere integrate dalla risonanza magnetica, oggi sempre più diffusa e richiesta.


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